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Cosa succede nel momento in cui si deve realmente intervenire in una situazione di emergenza?

Siamo pronti, conosciamo tutti i passi per affrontare una situazione, abbiamo tutto ciò che ci serve, ma nel momento di emergenza in cui si deve realmente intervenire è importante seguire alcuni accorgimenti per gestire lo stato d’ansia.

RICONOSCERE

Innanzitutto non dobbiamo considerare l’ansia come qualcosa di esclusivamente negativo. Può prendere due strade: produttiva o paralizzante.
La prima è funzionale, ci spinge a lavorare meglio e in fretta, come afferma anche la legge di Yerkes e Dodson (1908) per la quale un giusto livello di ansia ci permette una performance migliore rispetto a quando stiamo tranquilli. La seconda strada invece ci blocca e impaurisce, fermando così la nostra crescita emotiva e professionale e limitando l’azione di primo soccorso.
Può accadere di trovarsi di fronte a quella che viene definita “ansia paralizzante”: di colpo sembra tutto più grande e difficile di quello che si immaginava.

Nel caso specifico dell’intervento su una persona in arresto cardiaco, gestire la situazione non è affatto semplice, bisogna innanzitutto tener conto che il contesto in cui si opera è un contesto di emergenza e di allarme che di per sé contiene una componente d’ansia e preoccupazione generalizzata.

Quando ci si rende conto che è il momento di intervenire, l’ansia da primo soccorso può portare a dei sintomi fisiologici tipici dell’ansia in generale: aumento del battito cardiaco, respiro corto, formicolio agli arti, parestesia.
Ad ognuno la propria reazione che può collocarsi in un continuum da massima a minima. Per evitare di far percorrere all’ansia la strada “paralizzante“, il primo passo è riconoscere i propri “sintomi“, sapere di cosa si tratta per poter dire a se stessi “questa volta so cosa sta succedendo e non mi fermerò”.

GESTIRE

Come imparare a gestire l’ansia e ad evitarla?

La terapia comportamentale prevede la ricerca di diversi schemi cognitivo-comportamentali alternativi e più funzionali (Bracconier, 2003) per poter riadattare il proprio modo di agire e re-agire al fine di gestire lo “stressor” più tranquillamente. Ciò richiede un’elaborazione soggettiva dei propri timori e paure, più in generale invece sono molto utili gli esercizi di visualizzazione, per provare ad anticipare la situazione di pericolo e immaginare a gestirla nella zona di comfort per essere più preparato nel momento in cui sarai chiamato a soccorrere la persona in arresto cardiaco adoperando le manovre giuste e il DAE, defibrillatore automatico esterno.
Puoi provare a chiudere gli occhi, respirare in modo regolare per 1 minuto ed iniziare a immaginare nel dettaglio la situazione di pericolo nella quale, da soccorritore, sarai tenuto ad agire. Questo aiuterà a familiarizzare con la situazione e a ridurre l’effetto sorpresa.

Spesso si cade nell’errore di rinunciare in partenza, dopo il primo episodio di ansia, sentire di non essere all’altezza della situazione, il più delle volte non è così: nei casi di soccorso per arresto cardiaco sarai l’unica speranza e questo è sì un carico di responsabilità ma anche di potenziale esclusivamente positivo!
Nelle situazioni di emergenza, di “inaspettato”, oltre l’ansia, vi è anche una componente di adrenalina che aiuta a potenziare la tua azione di intervento e a compensare la paura, per agire nel migliore dei modi in quella che sarà la possibilità di “salvare una Vita”.

Consulente AUEXDE: dott.ssa DHALIA CUOMO Psicologa clinica e Sessuologa

Bibliografia:

Yerkes RM, Dodson JD (1908) “The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation”. Journal of
Comparative Neurology and Psychology

Bracconier A., Piccoli o grandi ansiosi? come trasformare l’ansia in una forza, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003.

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